Doverosa premessa: per sostenibilità domestica non si intende una badante che, oltre a cambiare i pannoloni, sostiene l'anziano a casa. No, ancora non ne ho bisogno di badanti, piuttosto è un modo più eco-logico ed eco-nomico di gestire l'economia domestica e le faccende di casa, insomma. Vabbeh..
L’altro giorno, preso dal virus della sostenibilità casalinga, si dice così, vero?, ho deciso di cominciare a fare qualche passettino in avanti.
Un po' per spirito di emulazione, per cercare di stare dietro alle "imprese" dei miei amici Stefano V. e Tommaso O. che, in questo settore, stanno molto più avanti di me. Dopo avere autocostruito due compostiere, dopo aver iniziato ad acquistare detersivi alla spina, spazzolini ed altri apparecchi riutilizzabili, brocca filtrante, ecc, ho deciso di iniziare a produrre da me alcuni prodotti di consumo. Il primo, il detersivo per piatti.
Ricetta semplicissima:
Ingredienti:
- un limone e mezzo
- 200 ml di acqua
- 100 grammi di sale
- 50 ml di aceto bianco
Lavorazione:
- tagliare a pezzettini i limoni, privandoli solo dei semi
- frullare il tutto (buccia spezzettata compresa)
- mettere la pappetta in una pentola con gli altri ingredienti
- portare ad ebollizione mescolando
- far bollire per 10 minuti circa
- frullare nuovamente il tutto per renderlo più omogeneo
l risultato è una pasta profumatissima (verrebbe voglia di mangiarla, se non sapesse anche di sale) che sgrassa una meraviglia piatti e bicchieri. E non contiene alcun ingrediente chimico “strano” da immettere negli scarichi dell’abitazione. Inoltre evita il consumo della plastica che in genere funge da contenitore per questi prodotti e non è aggressiva nei confronti della pelle delle mani. Infine, se fate i conti, il costo è veramente minimo rispetto ai prodotti oggi in commercio.
Come vedete dalle foto, la pasta l’ho messa in alcuni vasetti in vetro e quando mene serve un po’ la prendo con un cucchiaino.
In meno di venti minuti ecco fatto il detersivo per i piatti che abbiamo sempre sognato: economico ed ecologico!
e poi, per festeggiare, mi sono mangiato delle ciambelline al vino, anche queste fatte in casa da me, bruttine ma buonissime, ma di questo semmai, parleremo un'altra volta, quando andremo alle ricette di cucina...
A maggio 2011 ho autocostruito la prima compostiera, a distanza di circa sei mesi
è arrivato il momento di svuotarla e vedere cosa è successo del materiale messo nella compostiera in tutti questi mesi.
L'umido, residuato e scarto alimentare per lo più vegetale, si è completamente decomposto, insieme con la carta sminuzzata, mentre invece sono rimasti ancora non adeguatamente decomposti le foglie verdi e quelle secche e gli sfalci di giardino in genere. Ho scoperto infatti che per questi ultimi materiali non bastano sei mesi di compostaggio ma occorre almeno un anno, oltre una particolare cura al "mix" di materiale che viene messo (nei manuali di compostaggio trovate tutti i dati utili per non sbagliarsi). LA compostiera adoperata è risultata troppo ingombrante (altezza circa 150 cm) e difficilmente gestibile sia in fase di rimescolamento che in fase di svuotamento. meglio usare più compostiere di dimensioni più ridotte.
Comunque la compostiera, che per essere svuotata è stata completamente smontata, sarà riciclata. Con parte del materiale se ne ricostruirà un'altra di dimensioni ridotte e con la rete avanzata si costruirà uno staccio per filtrare il prossimo compost prodotto. Rimane il fatto che in sei mesi non ho gettato neanche un grammo di umido nei cassonetti, e questo è comunque un grande risultato. Il compost "a metà" così prodotto è stato comunque messo nelle aiuole e sarà coperto da terriccio normale in modo da completare il processo di decomposizione della parte verde rimasta (fogliame e rami).
Prima di tutto si tratta di un evento climatico, eccezionale, anche se ormai in Italia si ripete ormai da diverso tempo con preoccupante ciclicità.
Ormai il clima anche in italia è cambiato, sì è entrati in una sorta di clima monsonico caratterizzato da lunghi periodi di siccità con brevi periodi di piogge intensissime.
La stazione della rete LIMET di Quezzi ha registrato 560 mm nelle 24 ore di cui 400 in appena 4 ore e con massimo orario di 159 mm.
ebbene è evidente che in 24 ore è caduta una quantità di pioggia pari alla metà di quella caduta mediamente nell’anno.
Questo che vuol dire? Che gli scarichi fognari e gli alvei che raccolgono le acque meteroriche, progettati molti anni fa su picchi di pioggia nettamente inferiori, non riescono a far fronte ai carichi di pioggia di questi giorni. E’ vero peraltro che il calcolo andrebbe fatto sui cosiddetti “tempi di ritorno”, ovvero intervalli di tempo per i quali c’è probabilità che il fenomeno grave non avvenga,
piuttosto alti (comunque superiori almeno a 50 anni).
Questa variazione della distribuzione delle precipitazione nel corso dell’anno è uno degli effetti delle variazioni climatiche in atto, le quali oltre a portare fenomeni di maggiore desertificazione nel sud del mondo ed ad un parziale scioglimento dei ghiacciai, cambia completamente la distribuzione geografica e temporale delle piogge. Piogge quindi meno frequenti e molto molto più forti.
Seconda causa l’eccessiva cementificazione del territorio, che provoca da una parte l’impossibilità del terreno di assorbire nei giusti modi l’acqua meteorica e una diminuzione spaventosa dei tempi di corrivazione, ovvero l’acqua, scorrendo su una superficie impermeabile, corre molto più velocemente ed arriva in poco tempo all’invaso finale, il mare. Questo provoca un accumulo abnorme di acqua in recipienti non progettati per contenerla in queste quantità. Se per il primo punto, sul clima, c’è poco da fare, salvo mettere in atto tutte le procedure per limitare l’attuale “riscaldamento globale”, per il secondo invece, l’invasione del cemento nell’ambiente naturale è risultato insostenibile. Mancando lo “sfogo naturale” all’evacuazione di enormi masse di acqua, a causa di costruzioni in prossimità di fiumi e ruscelli, del restringimento degli alvei di raccolta, anche a causa della mancanza di manutenzione delle zone collinari e montane, della mancata sistemazione delle pendenze e dell ‘inbrigliatura dei torrenti, tutto questo collima nel provocare simili disastri. L’effetto di un nocivo intervento delle attività umane nel territorio ha avuto un effetto moltiplicatore del disastro.
Le colpe? Sarebbe facile prendersela col buon Dio, per chi ci crede, o col fato. In realtà si sconta una dissennata politica del territorio che parte dagli anni sessanta, col “boom economico”. La costruzione selvaggia, l’ignoranza dei parametri ambientali, il voler “sfruttare” il territorio al di là di ogni prudenza, l’incapacità di programmare interventi mirati alla salvaguardia del territorio, l’abbandono delle campagne, delle colline e delle montagne, la crisi dell’agricoltura, la miopia dei politici che promettono per l’oggi e non programmano il futuro, tutto questo ha portato la situazione di oggi. Abbiamo visto foto di case costruite sopra i torrenti, follie allo stato puro che sono state approvate da sindaci compiacenti, in barba non solo alle leggi ma anche ai più elementari principi di sicurezza. Lega ambiente pochi giorni or sono aveva parlato di una enorme percentuale di zone a rischio frane, allagamenti , smottamenti in Italia. Cosa fare: rimboccarsi le maniche, certo, e le popolazioni liguri sono tra le più attive in italia, ma anche capire che le risorse naturali devono essere rispettate e protette e che l’azione dell’uomo non può più ignorare il contesto ambientale. Il mito dello “sviluppo infinito” è un mito che si fonda sulla fallace consapevolezza che le risorse che abbiamo siano infinite e che l’uomo possa impuneemente “usare” il territorio fregandosene di andare a toccare quell’equilibrio tra uomo e natura che i nostri antenati contadini ben conoscevano.
Intanto, nel momento che scriviamo queste righe, ancora non cessa l'allarme non solo in liguria ma anche in Piemonte ed in Toscana... speriamo bene...
Di compostiere se ne trovano in commercio di tutti i tipi, eccone alcune:
eppure, vuoi mettere l'idea di farsela da soli, personalizzata, scegliendo le dimensioni ottimali per il luogo dove verrà sistemata nonchè le caratteristiche che si vogliono. Dunque, dopo aver già sperimentato la costruzione di una compostiera domestica ,la quale tra breve "sfornerà" il primo compost "autoprodotto", eccoci con la costruzione di questo nuovo "gioiellino" della tecnica. Una compostiera con le ruote!, sì, avete capito bene, è una compostiera facilemente amovibile e spostabile, adatta per spazi piccoli.
Per prima cosa, procurarsi strumenti e materiali per realizzare il tutto:
come materiali occorrerà il cesto che fungerà da struttura portante della compostiera, la solita rete verde oscurante, che sarà un ottimo filtro per gli animali medio-grossi che volessero entrare, il carrellino a ruote, alcuni sottovasi che serviranno per creare il fondo (n. 2) e il coperchio (n. 1). Naturalmente, essendo il cesto di froma conica, le dimensioni dei sottovasi sono diverse, più piccole al fondo, più grosso il coperchio. Inoltre servono molte fascette per fissare insieme le varie parti.
Come strumenti basta un trapano per forare, come vediamo dalla foto, i fondi del contenitore, al fine di tenerlo sempre asciutto, senza che si formi il percolato. Il carrellino con le ruote verrà fissato anche questo al fondo tramite le fascette
a beh, dimenticavo tra gli strumenti anche un paio di forbici
Si comincia forando le parti che fanno da fondo, sia il cesto che il sottovaso
Quindi si posizionano le fascette necessarie per fissare il fondo, dopo aver fatto dei fori per posizionarle. Si fissa quindi, tramite fascette, primo il sottovaso e poi il carrello con ruote:
a questo punto siamo a metà dell'opera, in quanto manca ancora il secondo sottovaso, messo al contrario rispetto al primo, la rete oscurante, un po' complicata da fissare, ed il coperchio finale.
la rete oscurante, apparentemente sembra facile da fissare, in realtà è assai rognoso perchè va fissata sotto e lateralmente, lasciando meno "spifferi" possibile, meglio con sovrapposizioni.
a questo punto, fissata la rete ed il coperchio, ecco questa meraviglia tecnologica pronta per fare il suo lavoro, parcheggiata nell'apposito spazio.
E’ da un paio di giorni che vorrei scrivere qualcosa sulle ultime manifestazioni NO-TAV in Val di Susa ma faccio grandissima fatica.
Perché avrei una montagna di cose da dire, di impressioni, di emozioni, di ragionamenti e tutto questo mi sovrasta. Mi piacerebbe parlarne in termini più neutri possibili, ma è dura.
E’ dura dopo avera ascoltato la diretta audio della manifestazione, è dura dopo aver visto i filmati e le foto che mostrano la polizia che spara ad alzo zero i lacrimogeni, è dura dopo aver visto l’intervista ad un ragazzo malmenato dalla polizia, è dura dopo aver ascoltato testimonianze di gente che stava lì.
Uno scenario che parla di una polizia in assetto da guerra che carica persone colpevoli solo di stare dove non dovrebbero stare, di opporsi ad una discutibile scelta, quella di sventrare una intera vallata per creare una nuova linea ferroviaria di cui nessuno sentiva la necessità.
1) Perché già la linea esiste ed è in continua fase di ampliamento e rinnovamento.
2) Perché il traffico ferroviario in galleria tra italia/francia/svizzera/austria è in diminuzione
3) Perché anche il traffico merci su gomma tra Francia ed Italia è diminuito anziché aumentare. Tra il 2000 ed il 2500, il traffico di camion, attraverso i tre passaggi Frejus, Bianco e Ventimiglia, è passato dalle 2.440.317 unità del 2000 alle 2.527.613 del 2003 a 2.598. 198 del 2004 per poi calare a 2.504.493 del 2005.
Tutto questo a fronte di stime, create ad arte dai fautori dell’opera, che parlavano di ipotesi di aumenti del 2% annui del traffico di merci, con conseguente intasamento delle linee attuali nel giro di pochi anni.
E’ questo l’inganno. Far passare un’opera per “moderna” e “necessaria” quando invece non è né necessaria né “moderna”. Non è più “moderno” far muovere le merci in giro per il mondo, è un concetto superato. Oggi vige il criterio opposto. Quello del “KM ZERO”. Si consuma dove si produce. In questo modo si risparmiano risorse, si diminuisce l’impatto ambientale, il consumo di CO2, si ottimizzano le risorse.
Naturalmente non parlo a vanvera, basta leggersi i quaderni dell’osservatorio “Collegamento Ferroviario Torino-Lione”, nonostante ci sia, da parte dell’osservatorio, una posizione sempre più favorevole alla partenza del TAV, ciononostante alcuni dati smentiscono certi assunti.
E poi si potrebbe parlare di cosa vorrebbe dire andare a bucare una montagna ricca di uranio e di amianto (!!),
Di che cosa vuol dire intercettare con la galleria, tutti corsi d’acqua, le falde acquifere, uno sconvolgimento totale delle rete idrologica in tutta l’area.
Inoltre, si potrebbe dparlare dell'enorme costo dell'opera, solo in minima parte pagata dall'europa, e poi il rischio che di questo business se ne impadronisca la solita "cricca" di affaristi già sotto il mirino della magistratura. Insomma i motivi per almeno dubitare della validità dell'impresa ci sono tutti. Gli svantaggi sono certi mentre i vantaggi sono alquanto nebulosi.
Non essendo uno specialista in questi temi, ancorché essendo un tecnico, insomma noi ingegneri ci occupiamo un po’ di tutto, vi vorrei rimandare ad alcuni link di approfondimento:
Parliamo di una delle maggiori truffe "ideologiche" di oggi. La "crescita", di cui tutti parlano, soprattutto governanti e politici occidentali. Invocata da banchieri e da sindacati, più la si invoca e più c'è crisi e bancarotta. E' finita l'epoca d'oro della "crescita infinita"? Probabilmente sì. Il rischio default di molte nazioni europee dimostra che l'economia basta sulla crescita costante è un mito irrealizzabile, per il quale si sacrificano i migliori beni e le più importanti risorse del nostro pianeta. Possiamo datare con la rivoluzione francese, con l'ottimismo illuministico e con la successiva rivoluzione industriale, il punto di inizio della filosofia della CRESCITA, che è andata via via conquistando un posto in prima fila nelle politiche economiche del mondo intero, non solo quello occidentale. Oggi le cose, forse, cominciano a cambiare, qualcuno si comincia ad accorgere della necessità di dare maggiore potere al "cittadino" a discapito della folle corsa di una crescita fasulla che stà portando la nostra civiltà verso un punto di non ritorno. I fenomeni della globalizzazione e di una economia che controlla sempre di più la vita di ognuno di noi, costringendolo a consumare, a sprecare, a comperare in misura superiore alle proprie necessità reali ed alle proprie risorse, aprono gli occhi a sempre maggiori fette di popolazione, ancora "minoranze" ma minoranze illuminate, consapevoli e vogliose di un cambiamento. La nostra impronta ecologica in continua crescita, oltre a rendere ancora più poveri quelli che già lo sono, stà distruggendo il pianeta.
Ed ecco dunque la figura di uno studioso francese, Serge Latouche che potremmo definire come uno dei creatori della "decrescita felice". Termine questo non particolarmente affascinante dal punto di vista etimologico e neanche calzante al 100% visto che lo stesso Latouche dice che preferirebbe parlare di "acrescita", con l"a" privativa, piuttosto che di "decrescita".
A mio avviso il concetto di decrescita comunque è uno dei concetti basilari per la creazione di una nuova civiltà più a misura d'uomo, a misura del nostro ambiente e della natura stessa dell'uomo, che non dovrebbe essere più considerato, sin dalla nascita, semplicemente come un consumatore in più in grado di far crescere il PIL, e quindi un soggetto passivo schiavo delle alchimie economiche e costretto ad un consumo senza fine, ma dovrebbe tornare ad essere l'uomo creatore del suo futuro in un ambito completamente diverso, più libero, creativo e rispettoso.
Di seguito ecco alcuni interventi dui Serge Latouche ed alcuni suoi scritti, per chi volesse approfondire:
(su you tube si trovano molti filmati in proposito)
Ormai con i dati di affluenza del 15% dei comuni e gli exit pool il dato è chiarissimo: I QUATTRO REFERENDUM HANNO VINTO!!
Un risultato STORICO, direi pari a quello del 1974 sul DIVORZIO, che rappresentò la pietra miliare del referendum in Italia. Allora votò ll '87,70% dei votanti, ma era un'altra epoca,ancora non si usava l'arma del "tutti al mare" per contrastare i quesiti referendari.
Adesso invece, nonostante la contrarietà di PDL e Lega, la tiepidezza di parte della sinistra, e le posizioni in ordine sparso degli altri partiti, la GENTE ha deciso di votare CHIARAMENTE SI' contro il NUCLEARE, contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO, e contro la PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.
CHI HA PERSO:
--> I partiti, tutti, perchè o sono stati contrari o hanmno appoggiato in modo tiepido e referendum. Su alcuni quesiti, come l'acqua, molti onorevoli del PD erano favorevolii alla privatizzazione. Lo stesso pd con l'IDV erano stati protagonisti di un clamoroso voto pro-nucleare nel parlamento europeo poco più di un anno e mezzo fa. (!).
--> L'informazione dei media, scandalosa al 95%. E non solo Minzolini & soci, ma quasi tutti in RAI, compreso Santoro, autore di una puntata sul nucleare ad Annozero semplicemente VERGOGNOSA. E vogliamo parlare di Forbice, in radio su Zapping, ed i suoi prezzolati commentatori, veri pennivendoli di regime sempre pronti a lanciare peana verso il nucleare e l'acqua pubblica. Per il resto, non avendo la tv non posso esprimermi, fatto salvo Annozero visto con internet. Tra i giornali il Corrierone si è distinto con articolisti scandalosamente anti-referendum, con ragionamenti molto "fantasiosi", tra tutti ricordo un editoriale di Bechis veramente al limite del delirio.
Ricordo un articolo, sul Sole 24 ore, pro-privatizzazione acqua di Franco De Benedetti, ex parlamentare PD e PDS, anclhe questo grande esempio di disinformazione. (la tesi era: visto che le amministrazioni locali sono incompetenti meglio lasciare l'acqua ad i privati) Come se i politici, lui ed i suoi sodali, vivessero su Marte e non fossero LORO la causa del malgoverno. No secondo De Bendetti, come secondo Bechis, la colpa è dei referendum, non della insipienza e della corruttela dei politici che non sanno governare e che arrivano persino ad ignorare i risultati dei quesiti referendari.
--> Gli "astenzionisti", finalemnte battuti e costretti a bere i'amaro fiele di una probabile vittoria plebiscitaria dei SI', alla faccia loro!
Per concludere, invito tutti coloro che hanno votato i si' a mantere nei prossimi mesi alta l'attenzione affinchè non si verifichino i soliti "giochi delle tre carte" di cui i politici sono grandi maestri, che ribaltino ancora una volta i chiari risultati referendali.
Ultima cosa, la riforma dell'ISTITUTO REFERENDALE. Occorre ABOLIRE IL QUORUM, come accade in Svizzera ed in tutti i paesi dove esiste una democrazia DIRETTA, magari aumentando un poco il numero di firme necessarie. Invitiamo tutti i cittadini a partecipare alla costruzione di una maggiore democrazia in Italia!!
Per informazione sulla "democrazia diretta" cercate su internet, ci sono blog e siti ( www.democraziadiretta.net / www.retedeicittadini.it )
Ormai con i dati di affluenza del 15% dei comuni e gli exit pool il dato è chiarissimo: I QUATTRO REFERENDUM HANNO VINTO!!
Un risultato STORICO, direi pari a quello del 1974 sul DIVORZIO, che rappresentò la pietra miliare del referendum in Italia. Allora votò ll '87,70% dei votanti, ma era un'altra epoca,ancora non si usava l'arma del "tutti al mare" per contrastare i quesiti referendari.
Adesso invece, nonostante la contrarietà di PDL e Lega, la tiepidezza di parte della sinistra, e le posizioni in ordine sparso degli altri partiti, la GENTE ha deciso di votare CHIARAMENTE SI' contro il NUCLEARE, contro il LEGITTIMO IMPEDIMENTO, e contro la PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA.
CHI HA PERSO:
--> I partiti, tutti, perchè o sono stati contrari o hanmno appoggiato in modo tiepido e referendum. Su alcuni quesiti, come l'acqua, molti onorevoli del PD erano favorevolii alla privatizzazione. Lo stesso pd con l'IDV erano stati protagonisti di un clamoroso voto pro-nucleare nel parlamento europeo poco più di un anno e mezzo fa. (!).
--> L'informazione dei media, scandalosa al 890%. E non solo Minzolini & soci, ma quasi tutti in RAI, compreso Santoro, autore di una puntata sul nucleare ad Annozero semplicemente VERGOGNOSA. E vogliamo parlare di Forbice, in radio su Zapping, ed i suoi prezzolati commentatori, veri pennivendoli di regime sempre pronti a lanciare peana verso il nucleare e l'acqua pubblica. Per il resto, non avendo la tv non posso esprimermi, fatto salvo Annozero visto con internet. Tra i giornali il Corrierone si è distinto con articolisti scandalosamente anti-referendum, con ragionamenti molto "fantasiosi", tra tutti ricordo un editoriale di Bechis veramente al limite del delirio.
Ricordo un articolo, sul Sole 24 ore, pro-privatizzazione acqua di Franco De Benedetti, ex parlamentare PD e PDS, anclhe questo grande esempio di disinformazione. (la tesi era: visto che le amministrazioni locali sono incompetenti meglio lasciare l'acqua ad i privati) Come se i politici, lui ed i suoi sodali, vivessero su Marte e non fossero LORO la causa del malgoverno. No secondo De Bendetti, come secondo Bechis, la colpa è dei referendum, non della insipienza e della corruttela dei politici che non sanno governare e che arrivano persino ad ignorare i risultati dei quesiti referendari.
--> Gli "astenzionisti", finalemnte battuti e costretti a bere i'amaro fiele di una probabile vittoria plebiscitaria dei SI', alla faccia loro!
Per concludere, invito tutti coloro che hanno votato i si' a mantere nei prossimi mesi alta l'attenzione affinchè non si verifichino i soliti "giochi delle tre carte" di cui i politici sono grandi maestri, che ribaltino ancora una volta i chiari risultati referendali.
Ultima cosa, la riforma dell'ISTITUTO REFERENDALE. Occorre ABOLIRE IL QUORUM, come accade in Svizzera ed in tutti i paesi dove esiste una democrazia DIRETTA, magari aumentando un poco il numero di firme necessarie. Invitiamo tutti i cittadini a partecipare alla costruzione di una maggiore democrazia in Italia!!
Per informazione sulla "democrazia diretta" cercate su internet, ci sono blog e siti ( www.democraziadiretta.net / www.retedeicittadini.it )
Seminario: Idee e contenuti per un progetto di Rete Italiana Ecologista e Civica Bologna: Piazza Verdi 2 c/o La Scuderia * sabato 9 ore 15-20,30 - domenica 10 ore 10,30-17,30 contatti: ecoretecivica@gmail.com Sabato 9 e Domenica 10 Aprile si svolgerà a Bologna un seminario nazionale a inviti, un primo incontro di confronto per un progetto di rete italiana degli Ecologisti e Civici I contenuti del progetto da costruire sono: * come organizzarsi per la conversione ecologica dell’economia e la tutela del territorio, dei beni comuni e del benessere di tutte le specie viventi che lo abitano; per nuovi strumenti della democrazia diretta, per la giustizia sociale, per un movimento di liberazione dalla corruzione nel nostro paese. Nell’immediato per il successo delle campagne referendarie del 12 -13 giugno. * quali regole minime sono necessarie per la gestione interna del progetto, per definire i criteri di partecipazione ad eventuali elezioni di qualsiasi livello per contribuire a cambiare il paese, per contenere e contrastare privilegi di casta, ridurre il peso del sistema dei partiti tradizionali, l'entità degli emolumenti e la riduzione del numero di mandati. * come promuovere ed affermare una nuova cultura trasversale e oltre ogni schieramento politico, culturale e religioso tradizionale, rivendicando il diritto-dovere ad una relazione armonica tra uomo e natura, tra esseri umani, tra uomo e donna, e all’interno dell’uomo tra vita e coscienza. Le basi comuni di valutazione sono: 1) c’è una crisi economica, finanziaria, energetica, ecologica, sociale, politica. 2) c’è un’emergenza legalità, mafia, corruzione, crisi dei partiti e prevalere di logiche di casta. 3) la ricerca di profitti sempre più grandi per pochi si traduce per molti in sofferenza, inquinamento, corruzione, guerre, crescenti disuguaglianze. 4) sosteniamo che la coscienza sociale e ambientale deve guidare le scelte politiche, che serve una economia solidale che crei ricchezza condivisa e lavoro e sostituisca l’economia dello sviluppo illimitato, del consumismo e dello spreco. 5) che è necessario un nuovo spazio politico autonomo, distinto e distante dai partiti attuali, inadeguati a farsi protagonisti del cambiamento. 6) che i protagonisti devono unire movimenti, associazioni, gruppi civici e superare la frammentazione esistente 7) che vogliamo una organizzazione non piramidale, a rete, capace di garantire la partecipazione e la sovranità dei cittadini, con l’autonomia decisionale dei livelli comunali, regionali e nazionale. 8) che vogliamo favorire la progressiva aggregazione di un nuovo movimento politico capace di affiancarsi alla moltitudine inarrestabile che si sta affermando in Europa e nel mondo. Sabato 9 - Domenica 10 Aprile Bologna - Piazza Verdi 2 c/o La Scuderia Programma del seminario sabato 9 aprile ore 15 - 19: Idee per la Transizione Contenuti – Regole – Organizzazione come costruire la casa comune ecologista e civica, provare a cambiare l’Italia e vivere felici * Maurizio Di Gregorio: di Fiori Gialli Un percorso possibile per superare la frammentazione, superare l’anomalia italiana, entrare nell’ecologismo europeo * Pino Strano: della Rete dei Cittadini del Lazio - Democratici Diretti la democrazia diretta come regola e come risorsa * Anna Andorno: del Movimento Valledora Azioni e progetti per la difesa dei beni comuni del territorio * Nico Valerio: degli Ecologisti del Lazio soggetto politico: lo specifico ecologista e civico ore 19 – 20.30 Informativa e discussione sui Referendum: Massimo Marino: del movimento antinucleare
domenica 10 aprile ore 10,30 – 17,30: Sessioni di lavoro (90 min) sessione 1 Conversione ecologica del modello economico: transizione, decrescita, sobrietà * Marco Pagani blog ecoalfabeta sessione 2 Guerra e Pace : dal Kossovo alla Libia: serve un azione europea degli ecologisti * Fiorello Cortiana ecologista Sessione 3 ecologisti e civici: essere o non essere… animalisti? * Marinella Robba direttore editoriale periodico Pelo&Contropelo Conclusioni: proposte per proseguire il cammino di costituzione di una rete italiana ecologista e civica per aderire al seminario rispondi a questa proposta di INVITO segnalando la tua ADESIONE personale e l’eventuale SOSTEGNO del tuo gruppo o associazione rispondendo a questa email : ecoretecivica@gmail.com
coordinamento dei lavori: Piero Aimasso Anna Andorno Giovanni Chiambretto Maurizio Di Gregorio
L’incontro si svolgerà in forma di seminario ad inviti I lavori si svolgono attraverso la proiezione di slide e video si richiede un contributo minimo di 10 euro
Era da diversi mesi che mi dicevo: ora la faccio, ora la faccio, ebbene finalemente ecco qui, l'ho fatta!!
Cosa? La compostiera, questo magico strumento che permette di trasformare nel tempo i residui "umidi" vegetali in compost, ottimo per concimare il terreno del giardino. Nella compostiera ci si può buttare i residui del caffè, i resti vegetali dei un pasto, escluso solo pezzi di carne che potrebbero creare cattivi odori, le foglie ed i rami dei cespugli che si sono tagliati nella potatura primaverile, le bucce di frutta, i cocci delle noci, ecc ecc..
Da un punto estetico la mia compostiera non è un granchè. ma questo dipende dalle mie scarse capacita in bricolage domestico.
Ma andiamo con ordine:
ecco da dove sono partito:
- rete verde (altezza di 1 metro x una lunghezza di 150 cm.
- telo oscurante (altezza 1 metro x circa 160 cm di lunghezza)
- tre sottovasi, due per fare la base ed uno per fare il coperchio. Ho usato un sottovaso per la bse di sotto, uno più piccolo per creare il "pavimento" della compostiera, uno più grande ancora da usare come coperchio.
- due "set" di fascette" per collegare i vari elementi, un tipo più corto ed uno più lungo. In realtà poteva bastare solo quello lungo, tanto la parte in più si taglia.
- un poco di argilla espansa da sistemare sul fondo della compostiera, per drenare meglio eventuali liquidi.
- un trapano con punta per forare i sottovasi che fungono da base e per mettere le fascette di collegamento del coperchio.
PRIMA FASE: foratura sottovasi e preparazione fascette di base.
Quindi si prepara la rete che servirà da contenitore esterno e che sorreggerà il telo oscurante:
Questa rete deve essere giuntata in modo da formare un cilindro.
All'inizio la cosa è più complicata del previsto ma poi basta farci la mano
a questo punto si passa al telo oscurante da fissare internamente alla rete, a mo' di rivestimento interno.
e si mette il sottovaso bucato più piccolo che blocca, ad incastro, il telo oscurante in basso e fa da fondo.
a me non è avanzato abbastanza telo da poter fare un bordo superiore, sarebbe stato esteticamente più gradevole, ma telo e rete avevano la stessa altezza.
ed ecco la argilla da mettere sopra il fondo, per drenare meglio:
A questo punto basta mettere un coperchio, unito al cilindro tramite due fascette, dopo aver fatto due forellini al sottovaso che useremo per coperchio:
il risultato non è un opera d'arte da esporre al Macro ma comunque è un contenitore sufficientemente robusto ed economico che permette di compostare residui vegetali consentendo loro la necessaria aereazione in modo da evitare la putrefazione ed il cattivo odore o la formazione di animali o insetti.
In questo modo tra qualche mese avrò il primo compost da utilizzare in giardino, intanto ci butto dentro, rami e foglie tagliate ed ogni residuo vegetale.
Il Sisma in Giappone e l’inganno nucleare. Ci hanno detto mille volte che le centrali nucleari sono sicurissime. A prova di bomba, di terrorismo, di terremoti, di maremoti, praticamente di tutto. Effettivamente i calcoli strutturali di questi impianti parrebbero mettere al sicuro da ogni rischio. In Francia si progettano impianti con un terremoto di progetto con un tempo di ritorno di circa 1000 anni. In Giappone, in una delle zone al mondo più flagellate da terremoti, prima del terremoto di Kobe, del 1995, si considerava che un valore di progetto della magnitudo del terremoto pari a 6,5 sotto l’impianto e questo pareva un dato cautelativo. Peccato che a Kobe la magnitudo raggiunse un valore ben più alto, pari a 7,2. A quel punto si pensò che per essere sicuri bastava alzare ancora “l’asticella” e porsi al limite massimo di magnitudo pari a 7,75. Questo era quanto previsto dalle linee guida del Nuclear Safety Commission (NSC), ente giapponese che ha il compito delicatissimo di stabilire gli standard minimi di sicurezza per gli impianti nucleari. L’impianto di riprocessamento di Rokkasho è stato progettato per reggere fino ad una magnitudo di 8,25. Sembravano valori irraggiungibili, pareva ci fossero ampli margini di sicurezza, ma con l’ultimo sisma in giappone, dove la magnitudo ha superato il valore di 9 (!) della scala Richter si è capito che per quanto riguarda la sicurezza degli impianti nucleari, mai nessuno cautela suppletiva è superflua. E chi ci dice infatti che un evento previsto nell’arco di un millennio accada proprio oggi invece che tra cinquecento anni? Per quale motivi gli ingegneri che calcolano questi rischi devono giocare a dadi con la vita umana? Da ingegnere penso che è proprio l’approccio sistemico che è sbagliato. Anche perché l’incidente in una centrale nucleare non è detto che vada come previsto. Lo si è visto a Chernobil, dove una serie di coincidenze ha portato una catastrofe ambientale che continua ancora oggi a fare vittime. E come prevedere l’azione contemporanea di onde sussultorie e ondulatorie? E le dinamiche della crosta terrestre? Tutti i modelli di calcolo sono squisitamente teorici e, per essere usati in modo giusto, devono essere arricchiti da coefficienti di calcolo per i quali il livello di indeterminatezza può anche essere alto. Quindi, per essere sicuri, l’unica è surdimensionare in maniera esagerata le strutture esterne ed interne delle centrali nucleari, in un orgia di cemento armato che oltre a rappresentare di per sé stesso un insulto all’ambiente circostante, provoca anche degli ulteriori costi che vanno a gravare sulla competitività dell’energia nucleare, competitività resa ancora più problematica dal costo di smantellamento degli impianti, che non viene mai considerato nel business-plan del nucleare, in quanto in genere è a carico della collettività, ed il costo, impossibile da valutare a priori, dello stoccaggio delle scorie radioattivo, non quantificabile in quanto ancora oggi non esiste un sistema sicuro, stabile ed efficiente, in grado di tenere in assoluta sicurezza le scorie radioattive per tutto il periodo della loro pericolosità (che a seconda dei materiali radioattivi và dalle poche decine di anni alle molte centinaia di anni). Cioè si è scelto scientemente di lasciare questa pericolosa “eredità” ai nipoti dei nostri nipoti che la tramanderanno a loro volta ai loro di nipoti, sperando che nel frattempo i contenitori dove sono stivate le scorie non si corrodano o i siti dove sono stati sepolti non abbiano degli sconvolgimenti geologici. Inoltre gli ultimi fatti del Giappone dimostrano che il problema non riguarda solo e tanto le strutture in cemento armato, il “guscio protettivo”, quanto l’efficienza dei sistemi di raffreddamento, grovigli di tubi che possono andare in tilt proprio per azioni telluriche particolarmente violente. E gli incidenti di questi ultimi giorni ci mostrano che quando vanno in tilt i sistemi di raffreddamento, che in genere sono più che duplicati per questioni di sicurezza, le temperature del nocciolo aumentano rischiando di arrivare al punto di fusione (con tutto quello che ne deriva). Nell’impianto Nucleare di Fukushima Daiichi in queste ore i cerca di raffreddare il nucleo con l’iniezione di acqua marina. Già si sono verificate esplosioni negli altri reattori e la situazione oggi è assai critica. Questo nonostante si avesse un sistema funzionante di autodisattivazione dell’impianto collegato con sensori sismici(!) http://af.reuters.com/article/energyOilNews/idAFTKB00731720110313 http://www.world-nuclear.org/info/default.aspx?id=494&terms=earthquake
Vi rigiro questa analisi molto acuta di Michelangiolo Bolognini:
La ristrutturazione degli incentivi energetici, appena varata, ma che è anche in divenire (i futuri decreti attuativi governativi saranno una trentina) si preannuncia essere assai peggiore di quella prospettata anche dai più critici: gli incentivi saranno fissi, fuori mercato, potranno riguardare anche vecchi impianti da ristrutturare, riduce drasticamente i surplus specifici al solare fotovoltaico.
Questo disastro politico (e culturale) non è solo dell'ambientalismo egemone ecocapitalistico, ma ha riflessi su tutte le persone che saranno danneggiate, da questa politica, nella loro salute.
E' bene comunque tener presente che la normativa italiana si muove all'interno della disastrosa ( in termini sanitari) e fuorviante (in termini politico-culturali) strategia europea del 20-20-20, acriticamente sposata come toccasana da tanti ingenui e conformisti, ma che si declina concretamente con le centrali nucleari e gli inceneritori scandinavi e tedeschi, gli stessi tedeschi che si avvelenano di diossina, da sempre ignorata a favore della profittevole CO2, volano della bolla speculativa della green.economy.
Una deriva dell’ambientalismo egemone europeo che favorisce la mercificazione, oltre che della terra e dell'acqua, anche dell'aria, in ossequio alle idee vincenti del grande e poco conosciuto, per questi aspetti, Milton Friedman. Un Europa tecnocratica ed a stretto controllo finanziario.E' la dimostrazione che non dare le giusta priorità alle nocività ed alla resistenza biopolitica rappresenta un fallimento politico ed un disastro culturale.
Onestà intellettuale e volontà di sopravvivenza imporrebbero scelte drastiche: come quella di cessare immediatamente fuorvianti campagne di cittadini, degenerati a semplici consumatori (come quella legale sui CIP6 che ha disperso inutilmente forze che potevano essere meglio indirizzate) e pensare fin da subito a fare altro, ad esempio concreti baicottaggi politici alle banche del cancro, quelle che finanziano gli impianti nocivi, ad esempio Intesa-San Paolo per quanto attiene l’inceneritore di Acerra; sono azioni certo meno facili dei ricorsi legali all'Enel da effettuare mediante pagamento di onorario ad avvocati professionisti, ma in prospettiva enormemente più efficaci...
Inviterei davvero finalmente il prendere in considerazione questo cambio di rotta...
Il 27 Gennaio ci sarà l'incontro nazionale di tutti gli aderenti e simpatizzanti della RETE DEI CITTADINI, si preve da tutta Italia la partecipazione di iscritti, simpatizzanti, gruppi e movimenti che sono su posizioni molto vicine.
LA RETE DEI CITTADINI è un movimento civico distinto dai partiti, ispirato da idee tipo Democrazia Diretta, Rispetto dell'ambiente e della qualità della vita, sovranità politica e monetaria ai cittadini, ecc..
Questo movimento è nato prima delle Elezioni Regionali del 2010, dove si è presentata, nel Lazio, come unica alternativa ai due principali schieramenti. Infatti la posizione della RETE DEI CITTADINI è rigorosamente ANTICASTA in quanto nè Centro-Destra nè Centro-Sinistra si sono dimostrati adatti a governare le nostre città. Nel Lazio, a livello regionale, si è passato da un disastro ad un altro, prima Storace, poi Marrazzo poi Polverini. Non è un caso che i problemi principali sul territorio, come quello dell'energia e dei rifiuti, sono stati trattati da destra e sinistra nello stesso modo. RETE DEI CITTADINI vuole un netto cambiamento rispetto al passato.
Nell'incontro del 27 gennaio si avrà modo di discutere, conoscersi, scambiarsi idee, preparare progetti comuni.
Luogo dell'incontro:
Appuntamento domenica 27 febbraio 2011 ore 9
a ROMA presso il Camping Village FABULOUS di Via di Malafede, 205.
Reduce dall’ultima assemblea aperta della RETE DEI CITTADINI, voglio condividere con voi le mie sensazioni.
C’è un grande contrasto tra l’aria ottimistica, la voglia di fare, la capacità di ascolto, i tentativi di aggregazione tra persone e gruppi diversi ma uniti dalla voglia di dare un’alternativa che si respiravano l’altra sera al Fusolab durante la riunione ed il clima che si vive oggi in un paese in fase declinante, in mano a cosche mafiose e politiche, vertici di una società di intrallazzoni. raccomandati, dove non c’è più spazio per cultura, competenza, onestà, dove si esercità il potere solo a fini di guadagno personale e di lobby, ignorando bellamente le esigenze dei cittadini.
Ci siamo ritrovati, eravamo alcune decine di persone, non solo iscritti alla RETE DEI CITTADINI, ma anche appartenenti di altri gruppi, c’erano gli amici di Alternativa, con la presenza di Giulietto Chiesa, il fondatore di questo movimento, c’erano amici del “Nuovo Partito d’Azione”, c’erano amici Umanisti, altri amici di vari gruppi territoriali ed iscritti alla RETE DEI CITTADINI, quindi provenienti da PBC, Partito del Sud, Democratici Diretti, Rinnovamento Politico Italiano, Rete dei Cittadini di Aprilia, Meetup ed altri gruppi o associazioni, non me ne vogliano se mi sono scordato qualcuno
Tutti insieme a confrontarci in uno spirito di grande, straordinaria collaborazione. Sembra incredibile che ci si possa confrontare sulle idee e non su poltrone, cariche o assessorati, eppure è così. Non avrei mai pensato un giorno di poter essere catapultato in un consesso di questo tipo, sembra fantapolitica per chi, come me, ha avuto modo di respirare, se pure in modo molto fugace, i miasmi della solita politica della CASTA, identica al di là delle presunte bandiere ideologiche e colorazioni politiche.
Si è parlato di Democrazia Diretta, di Moneta Alternativa, di Ambiente, di Diritto ad una Informazione Libera e di tanto altro, con proposte di progetti specifici in questi ed altri campi.
Invece fuori accadono le solite cose. Sui giornali si parla delle nuove infamanti accuse ad un capo del governo ormai al capolinea, arrivato ormai al minimo storico di consensi nonostante la grancassa mediatica che lo protegge, si parla di Fiat, della vittoria dei sì al referendum di Mirafiori, ma sono tutte, al solito, armi di “distrazione di massa”.
La realtà è che l’ltalia è un paese in fase di grande involuzione, sbagliano i sindacati a pensare che si possa andare avanti con aziende pseudoindustriali finanziate dai soldi dei contribuenti e sbaglia Marchionne a pensare che il rilancio della Fiat debba passare sulla pelle dei lavoratori, senza piani di sviluppo seri, giocando più sulla finanza che sulla innovazione. E pensare che il programma Marchionne per Mirafiori, così strombazzato da governo e sindacati compiacenti, prevede ancora il ricorso a cassa integrazione, ad una diminuzione dei tempi di riposo in catena di montaggio (come se cinque o dieci minuti di pausa in meno possano ridare competitività ad una azienda abituata ormai a produrre catorcioni che nessuno acquista più…).
Niente innovazione tecnologica (le auto elettriche le produrranno a Detroit), in Italia si produrrà un SUV a Mirafiori (alla faccia della ricerca sul rispetto ambientale) e la PANDA a Pomigliano D’Arco, fulgido esempio della avanzata tecnologia FIAT (cioè della tecnologia che avanza, cioè per meglio dire che...rimane)
Del resto non è un caso che l’acronimo FIAT negli Stati Uniti è stato scherzosamente ribattezzato in mille modi:
da “Fix it another time” (riparala un’altra volta)
a “Fix it again, Tony” (riparala ancora, Tony)
Nell’Italia di Oggi non serve costruire e vendere più macchine, serve diversificare in forme di lavoro più utili per la collettività. Investire sull’ambiente, sui RIFIUTI, esatto, proprio sui rifiuti, la “monnezza” può creare molti posti di lavoro, basti pensare a quanti nuovi posti di lavoro potrebbero crearsi con la creazione di nuovi centri di smistamento dei rifiuti in campania ad esempio, e non solo. E si potrebbero fare altri esempi.
Intanto, i giovani laureati, i ricercatori , continuano ad abbandonare l’Italia per trovare lavoro financo nei più lontani e sconosciuti paesi del mondo. Per un laureato con un buon curriculum di studi è più facile trovare lavoro a Phnom Peng, in Cambogia, piuttosto che a Roma, visto che trovare lavoro per un neolaureato è pressoché impossibile a meno che non si “conosca”, non si abbiano “parenti”, non si abbia qualche raccomandazione…
E torniamo all’assemblea della RETE DEI CITTADINI. Solo pochi illusi che vogliono cambiare il mondo? Io avrei una definizione migliore: la propaggine di un elevatissimo numero di cittadini che si sono stufati della vecchia politica e vogliono riprendere in mano il loro futuro e quello del loro paese. Intanto si và avanti, aumentano il numero di gruppi e di cittadini che si scambiano le loro esperienze e che lavorano insieme per un mondo migliore. E scusate se è poco… Comunque “venghino, siori, venghino” aspettiamo anche te per costruire un paese diverso di cui non doverci vergognare.
Ci cominciano a bombardare con tutte le armi di persuasione di massa per convincerci che il nucleare è indispensabile, come gli inceneritori e il vaccino per la febbre dei polli..... ma noi non siamo polli, e rispondiamo al video ufficiale con lo stesso video leggermente modificato... acc' nisciun'è fesse dicono a Napoli, e non provassero a spacciare per necessario l'utilizzo dell'energia nucleare, nessuno ci casca. Anche se hanno creato ad hoc un "forum nucleare italiano" presieduto da tal Chicco Testa,, quello che iniziando da giovane facendo "l'ambientalista" è finito avallando le peggiori aggressioni ambientali.
L’Ilva di Taranto è il più grande impianto siderurgico d’Europa. Anni fa dava lavoro a 30 mila persone, ora il numero è ridotto a 15 mila. L’Ilva emette nell’aria oltre il 10% di tutto l’ossido di carbonio prodotto in Europa. Nella storia dell’Ilva si contano 180 morti sul lavoro, 8 mila invalidi e circa 20 mila morti di cancro e leucemia.
Ho appena ascoltato l’interessantissimo reportage di Maurizio Bolognetti sui veleni di Taranto.
Scopro una realtà agghiacciante, che mi viene confermata facendo una breve ricerca su internet.
Non sono un giornalista, non pretendo quindi con questo post di chiarire tutto quanto ci sia da chiarire sull’argomento, voglio solo dare alcuni elementi su cui chi fosse interessato può ulteriormente approfondire.
Intanto scopro che:
Il governo Berlusconi ha varato il 13 agosto 2010 un decereto legge col quale:
si sospende una vecchia legge, valida dal primo gennaio del 1999, che poneva il limite di un nanogrammo al metrocubo di emissioni di benzoapirene. Fino al 31 dicembre del 2012, dice il decreto legge pubblicato il 15 settembre, nelle città superiori ai 150mila abitanti invece non ci sarà più alcun limite.
Questo equivale alla Libertà assoluta di inquinare.
(ma le deregulations sui limiti ambientali riguardano sia l’aria che l’acqua, ma di questo parleremo un’altra volta)
Taranto è da decenni sotto ricatto occupazionale da parte dell’Ilva. Posti di lavoro (comunque in calo) in cambio di salute per dipendenti e per gli abitanti di Taranto, esposti a molte decine di sostanze inquinanti che si propagano nell’aria e nelle acque. Tanto è che negli ultimi anni è stata trovata la diossina in molti allevamenti di animali, nelle campagne, nella pelvere che copre insidiosamente la città, nelle acque, praticamente dappertutto. Ma poi ci sono i metalli pesanti ed altre centinaia di sostanze pericolose.
La città ha seri problemi di salute, lo dimostrano i dati epidemiologici che mostrano valori anomali soprattutto in corrispondenza delle zone industriali di Taranto e Brindisi.
Per Taranto i cittadini più a rischio sono quelli che vivono nel quartiere di “Tamburi” di Taranto e dell’adiacente comune di Statte, i più vicini al grande polo industriale.
Molto spesso negli studi epidemiologici a livello internazionale viene proprio preso in esempio il caso di taranto.
I rischi per i cittadini nell’inalare tutte le sostanze dannose provenienti dagli impianti dell’Ilva di Taranto sono mostrati molto chiaramente in questo interessante studio:
Questo invece uno studio della Prof. Gentilini, particolarmente esperta in patologie da inquinamento, che tratta l'argomento in un'ottica più generale:
Due anni fa se ne usciva con queste dichiarazioni:
(TRATTE DA ALCUNI GIORNALI)
“Le dichiarazioni fornite dal Ministro ci confermano quanto questo Governo sia inaffidabile sotto il profilo della tutela ambientale. Di conseguenza resta per noi prioritaria l’approvazione a breve di una legge regionale anti-diossine”.
29 ottobre 2008
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno
“Sulla questione dell’Ilva da parte del Governo, per bocca del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, si continua a fornire alla collettività tarantina e pugliese versioni dei fatti totalmente false. Taranto e la Puglia sono stanche di queste menzogne. La realtà è ben diversa”.
Lo afferma il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a commento della lettera al direttore pubblicata oggi sul quotidiano “La Repubblica”, firmata dal Ministro Prestigiacomo.
“Per 10 anni i governi regionali di centro-destra che ci hanno preceduto non si sono minimamente preoccupati di effettuare alcun tipo di studio e di controllo delle emissioni inquinanti nell’area industriale di Taranto, e in particolare dello stabilimento ILVA” prosegue Vendola.
Dopo di che Vendola inaugura, a Gennaio 2010, l’impianto di abbattimento fumi dell’acciaieria 2 dell’Ilva di Taranto. Con grande soddisfazione del “patron” dell’acciaieria, Riva.
Grandi fanfare ed il più grande risultato di questa inaugurazione è che l’Ilva non è più sotto il tiro dei monitoraggi ambientali, e neanche del buon Vendola, anche se, a detta di tutti gli abitanti dei dintorni, ben poco è cambiato da allora, dal punto di vista dell’inquinamento ambientale, tant’è che c’è voluto il decreto legge di cui sopra per consentire la prosecuzione delle attività per molti impianti, tra cui appunto quello di Taranto.
Forse allora non è sbagliato l’appellativo che qualcuno piuttosto “cattivello” ha dato al Governatore della Puglia: sVendola, visto che nel contempo il personaggio in questione è anche in prima linea nell’appoggiare l’utilizzo degli inceneritori nella sua Regione.
Inoltre Vendola, è bene ricordarlo, invece di puntare ad una efficiente azione di prevenzione con un serio monitoraggio ambientale, punta alla cura, tramite il San Raffaele, creando un polo ospedaliero “D’eccellenza” con finanziatori PRIVATI (Don Verzè, sì, proprio l’amico di Berlusconi!!).
Insomma in Puglia Vendola chiude alcuni ospedali pubblici e consente la creazione di un enorme business sanitario privato!
E queste operazioni riescono meglio con un "Vendola" piuttosto che con un governatore di area centro-destra, che avrebbe almeno qualcuno che si oppone. Così invece sono tutti d'accordo e una mano lava l'altra...
Ma di questo parleremo un’altra volta, altrimenti invece di un post sono costretto a scrivere un romanzo….
Infine, dato che le immagini parlano meglio di tante parole, ecco alcuni eloquenti filmati sulla tragica situazione di Taranto:
In data 8 novembre 2010 sono nati gli Ecologisti del Lazio per promuovere un movimento culturale, sociale, economico e politico - ma non partitico – per una trasformazione profonda della società, dell’economia e della cultura. Costruire insieme una vita migliore è possibile ormai solo al di fuori e oltre le tradizionali visioni di destra e di sinistra attraverso una visione e una pratica ECOLOGISTA concreta e coerente.
Gli Ecologisti del Lazio invitano ad aderire e partecipare tutti i cittadini e le associazioni che vogliono cambiare il modo di vivere insieme su questo Pianeta
Per contatti: ecologisti.lazio*gmail.com
(naturalmente con la "chiocciola" al posto dell'asterisco)
A rileggerlo, è facile pensare che forse l'entusiasmo ci ha spinto un po' troppo il la.
La realtà è che alcuni volenterosi stanno cercando di unire tutte le forze realmente antisistema che siano non violente. ambientaliste, per una decrescita, per una qualità della vita che si misuri non col PIL ma col BIL (B di benessere), che amino forme di democrazia partecipate e dirette, per una tutela del territorio, dei beni pubblici, del bene comune in generale, ecc ecc...
Un modo di fare politica che sia quello di ridare la politica ai cittadini, che possano CONTROLLARE GLI ELETTI, sfiduciandoli anche a metà mandato se tradiscono gli elettori, la sovranità dei cittadini anche nell'economia, togliendo quel potere supremo che hanno oggi le banche. Rimettendo in primo piano la centralità del lavoro.
Un modo di far politica fuori dalle logiche ormai trite e ritrite DESTRA-SINISTRA.
Un modo di fare politica che sia non il LEADERISMO, con l'idea del tutto italiana, (e non per nulla Mussolini era italiano) che basta una persona a creare un movimento politico o un programma politico. Non è di un leader che abbiamo bisogno, è dei cittadini attivi che abbiamo bisogno. Che riprendano il controllo della cosa pubblica, dei propri comuni, delle proprie regioni, della propria nazione.
Un modo di fare politica che non siano inciuci con la VECCHIA POLITICA., quella che vede a sinistra funzionari di partito con trentennale esperienza (tipo Vendola, ad esempio) venduti alla platea come il "nuovo che avanza", mentre invece ci avanzano senza rappresentare affatto il nuovo.
Ma la VECCHIA POLITICA è anche quella losca e traffichina dei Verdini, che intendono le LIBERTA' solo nel senso di avere mano libera sui business di tutti i tipi. La VECCHIA POLITICA è anche quella dei sepolcri imbiancati vecchi e nuovi, i Casini-Fini-Bersani-Formigoni-Bonino-Storace-Letta-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta...
Ebbene sotto questi auspici dovrebbe crescere questo movimento... Invece si aprono alcune crepe... i verdi (I VEEEERDIII??? ESISTONO ANCORA I VEEEERDI?? MA NON SI ERANO LIQUEFATTI AL SOL DELL'AVVENIRE?) dicono che puntano a nuove alleanze... ci spieghino, di grazia, con chi si pensano di allearsi, con LA MAGNIFICA COALIZIONE API-RUTELLI-FINI-CASINI? Sarebbe un bel bordello... Con Berlusca? uhm, non credo.. Con Bossi, noo, con la SEL? Ma come si erano divincolati appena da quell'abbraccio mortale! Con i radicali? Ma chi, la Bonino che NON E' PREGIUDIZIALMENTE CONTRARIA ALLE CENTRALI NUCLEARI E AGLI INCENERITORI? Quella signora che è non bene ma benissimo accolta nel palazzo e nei circoli economici che fanno il futuro del mondo? Col PD??? Col PD di Bassolino-Dalema-Franceschini-Veltroni? Quello che nel lazio presenta le sue punte di diamante in Di Carlo e Montino? Andiamo bene. Quello del "rottamatore inceneritorista" di nome Matteo Renzi? Quello che inanella poltrone di vario tipo e che pretende di essere anche lui il "nuovo" (come Vendola)??
Naturalmente mi scuseranno agli amici radicali se per semplicità personalizzo con la Bonino. Pannella rimane il grande vecchio-giovane della politica italiana, mente sempre lucidissima e personalità sempre istrionica.
Quindi?
Quindi decidiamoci? o si stà da una parte, dalla parte dei cittadini, o si stà dalla parte della VECCHIA POLITICA. Io già so' da che parte stare, mi auguro che anche gli altri facciano la loro scelta. Il tempo a disposizione è scarso e occorre decidersi. Togliamo di mezzo i personalismi, prendiamo il toro per le corna e creiamo un qualcosa di diverso dal solito partitino, un vero movimento democratico, partecipato ed attivo con concretezza sul territorio Inoltre mi fanno ridere certi richiami (pretestuosi) al partito ecologista francese o ai verdi tedeschi. Quelli NON FANNO SCONTI A NESSUNO e se hanno preso una caterva di voti è solo perchè hanno detto chiaro e tondo che non si alleavano con NESSUNO. Nè DESTRA nè SINISTRA!! Qui invece, per una bella poltroncina rossa al parlamento, c'è chi si alleerebbe anche col diavolo!
Altrimenti chi, come me, ha sottoscritto il documento "Abbiamo un sogno" dovrà sostituirlo con un'altro intitolato "Abbiamo un incubo".....
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico
io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole.
Son nate nella selva del convento dei cappuccini, tra le morte foglie che al ceppo delle quercie agita il vento. (L’aquilone, G. Pascoli)
Tra le foglie morte della palude politica italiana forse è nato qualcosa,
La politica in Italia è quel teatrino con “destra” e “sinistra” che fingono di litigare e poi producono le stesse leggi ed affrontano i problemi nella stessa maniera, uniti solo dalla necessità di soddisfare le esigenze dei “poteri forti”, togliendo sempre di più la sovranità ai cittadini, mentre i media rincoglioniscono gli italiani con efferate notizie di cronaca nera sottoponendo l’italiano medio a tutti i particolari più rivoltanti, alternando di gossip politico e la finta cronaca ( e vediamo che a Terzigno, la popolazione che rivendica i suoi sacrosanti diritti diviene, per colpa di politici e giornalisti, violenta e camorrista anche quando non lo è affatto).
In questa fase assai oscura della vicenda italiana ecco che si staglia all’orizzonte una speranza nuova.
Un gruppo di intellettuali, cittadini e uomini della cosiddetta “società civile” firmano un documento intitolato “Abbiamo un sogno”, in cui si ipotizza un nuovo movimento politico che rompa questo “regime” che monopolizza la vita politica italiana e che parli della “politica del buon senso”. Una politica che affronta e risolve i problemi non con le ideologie ma col “fare”.
Evitando di scegliere la soluzione “meno peggio” come quella prospettata ad esempio sui rifiuti (inceneritori + discariche) preferendo quella che “è meglio” ovvero i “rifiuti zero”, evitando di inquinare e creando nuova ricchezza nel paese da quelli che “una volta si chiamavano rifiuti”.
Un altro gruppo di intellettuali e liberi cittadini si incontra un week end a Bologna intorno ad un nuovo progetto politico chiamato “Costituente Ecologista”, che rivendica un nuovo modo di operare nella politica mettendo al primo posto la “qualità” della vita e della politica. Lo slogan è: 100% Legalità, ambiente, rinnovabili, diritti e doveri, ecologia della politica.
Ebbene, credo che sia giunto il momento di “unire le forze” e di aggregare in un unico grande movimento tutta questa massa di persone stufe della politica attuale e che vogliono ripartire da esperienze diverse. NON IMPORTA CHI , non importano le etichette. C’è dentro tutto il grande mondo delle associazioni no profit, volontariato, gruppi di cittadini impegnati nelle varie battaglie contro impianti nocivi, gruppi che fanno politica “dal basso”. Naturalmente ci saranno anche quelli che hanno partecipato al progetto politico nel Lazio della RETE DEI CITTADINI. E' stato sempre nostro l'impegno di aggregare il più possibile tutte le forze anti-CASTA e tutti i movimenti, comitati, associazioni e liberi cittadini uniti dalla stessa idea di fondo.
L’impegno comune? Una democrazia diretta e partecipata, un modo nuovo di vedere l’economia. La grande crisi del modello di sviluppo dello stato moderno, alla ricerca di una perenne crescita impossibile per questioni ambientali, economiche ed ecologiche, per la carenza di risorse energetiche a buon mercato (picco del petrolio) e per dinamiche legate alla globalizzazione che spingono intere fasce sociali verso la povertà. Serve un movimento che non abbia capi, leader, padri-padroni o guru, composto di gente libera capace di confrontarsi in libertà. Un movimento che contrasti in maniera efficace LA CASTA. Che non sia nè di destra nè di sinistra perchè non è di ideologie ottocentesche quello di cui abbiamo bisogno ma di una visione nuova del mondo.
SI PUO’ FARE. SE CI SI UNISCE TUTTI, METTENDO DA PARTE GLI INDIVIDUALISMI E LE DIVISIONI TRA GRUPPI E GRUPPETTI. DA SOLI VALIAMO ZERO VIRGOLA, INSIEME VALIAMO TANTISSIMO.
A Nemi c’è stato un primo tavolo di confronto per quanto riguarda il Lazio, a cui ne seguiranno altri. A brevissimo daremo un resoconto della serata. Se la pensate come noi, partecipate, scrivete, venite, date una mano ed anche due. Tutto è ancora da costruire e dobbiamo costruirlo insieme. Non solo con "le chiacchiere" ma anche e soprattutto mettendo insieme dei "progetti comuni" che siano progette "del fare". C'è bisogno della partecipazione attiva di tutti quelli che credono nel progetto.
L'unica Lista Civica veramente svincolata dai partiti tradizionali che si presenta alle prossime regionali 2010 nel Lazio
Corsi per lavoratori (RSPP,primo soccorso,antincendio,montaggio ponteggi,base edili e altri), Redazione del Documento di Valutazione Rischio, consulenze sulla Valutazione Rumore in cantiere ed altro
D.V.R. = Documento Valutazione Rischi D.V.R. : TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO DIPENDENTI DEVONO FARE UNA VALUTAZIONE DEI RISCHI NELLA LORO AZIENDA. PER INFO TEL ALLO 06 87450591
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