Leggo in rete le ultime notizie. Le tragiche prevalgono, come al solito. La morte di Steve Jobs, ad esempio. Malato di cancro, era in cura da alcuni anni, sembrava avesse superato la fase critica, e invece, non s’è stato nulla da fare.
Ho scovato in rete un suo discorso all’università di Stanford. Un discorso di una tale umanità, di una tale grandezza che mi ha commosso. Si capisce che un uomo così abbia potuto cambiare il mondo con la sua attività. Ha raccontato tre storie, le tre storie della sua vita, Non storielle qualsiasi, ma quelle che lo hanno toccato maggiormente. Senza remore, senza falsi pudori. Per andare dritto al senso della vita, ammesso che la vita abbia un senso. Sì, ce l’ha un senso la vita, ma ognuno di noi deve trovarlo autonomamente. Steve Jobs concluse il suo discorso con un incitamento: "Stay Hangry", "Stay foolish", (sii affamato e sii folle). Come a dire fai quello che veramente senti nel profondo di fare senza farsi frenare dai condizionamenti.
Cancro, cancro, parola terribile, che mi riporta a tante persone care perse nel tempo per questa parola impronunciabile. Ci ha lasciato ieri l’altro anche Anna Lisa Russo, una giovane donna blogger diventata famosa per la cronaca quotidiana della sua malattia in diretta dal suo blog “Ho il cancro”. Usando questo termine terribile che in genere viene sostituito da "pietosi giri di parole". Perchè mai parlare di male incurabile invece che usare il termine "cancro", come perchè dire "sen'è andato" invece di "è morto"? Forse è meno doloroso? Forse è più pietoso? mah.
Comunque dal suo Blog estraggo questo post del 23 settembre scorso, a cui è impossibile aggiungere dei commenti:
Il fatto è che son giornate difficili.
Sono stanca di tutta questa sofferenza.
Non c'è niente che mi vada bene, niente che migliori.
E allora piango, mi dispero.
Ho dolore.
Continuo a gonfiare.
Cammino male.
Lividi e smagliature.
Non riesco a deglutire se non con l'aiuto di millemila litri di acqua.
Mi hanno riaumentato la morfina dopo che me l'avevano diminuita.
Dormo, dormo e dormo.
Dico cose senza senso, vaneggio, parlo a vanvera. E non quando sono in dormiveglia, no! O perlomeno, non solo! Vaneggio quando sono sveglia, sveglissima! Ed è terribile. E' come se perdessi il controllo di me stessa. E ci soffro.
E in tutto questo, quindi, non riesco a fare niente perché o dormo, o piango, o ho dolore.
E non è certo questa la vita che vorrei.
Voglio scappare.
Perché voglio parlare di cancro oggi? Perché oggi si tende a nascondere la morte, la malattia, la fine. Come se non fossero parte integrante della vita umana. Siamo foglie che quando cadranno dall’albero marcendo forniremo nutrimento a nuove foglie. E’ difficile capirlo nella società di oggi, tutta lanciata verso l’effimero, il “successo”, i “soldi” lo “status sociale”. E invece, quando ci imbattiamo in una di queste battaglie per la sopravvivenza, ritroviamo che i veri valori non possono essere questi.
Ricordo tante belle parole di Tiziano Terzani, malato anche lui di cancro, il quale, nella ricerca della “MEDICINA GIUSTA”, andò a trovare guaritori, ciarlatani, scienziati alternativi, si fece operare e curare dalla medicina ufficiale, ma alla fine non seppe mai se curasse di più il piscio di vacca che gli aveva dato un santone indù o la chemio somministrata da un attrezzato ospedale americano. E’ un messaggio negativo? Forse, ma io non credo. In fondo la malattia è una risposta dell’organismo, nel suo complesso, ad una situazione instabile dell’individuo. In fondo la malattia è il dito che punta, non è la LUNA.
Rimane la grande sofferenza di chi in silenzio si vede divorato da un male invisibile che però lascia tracce molto visibili. Dobbiamo sempre essere molto vicini a questa sofferenza, senza cadere nella trappola del compatimento, a meno che compatire torni ad avere il suo antico significato “Cum Patire”. Condivisione, con grande delicatezza, perché compartecipare ad un grande dolore non è mai facile, né per chi si avvicina alla persona che soffre né per la persona stessa.
E poi, non mollare mai, non cedere mai alla tristezza o alla depressione. La vita merita essere vissuta fino alla fine con consapevolezza e con passione, pensando ogni mattina che quello può essere l’ultimo giorno e non può essere sprecato.













Ultimi commenti