Mobbing

Precari

L'orribile  morte della ragazza di 21 anni lavoratrice interinale schiacciata dalla pressa, Jasmine Marchesi, porta alla ribalta i problemi legati alla precarietà del lavoro.

Vi consiglio questo sito dove ci sono centinaia di storie di precari. E' molto sintomatico della situazione della società italiana di oggi:

http://www.anagrafeprecari.it/

Alice nel paese delle meraviglie.....

ALICE NEL PAESE DELLE GRANCHIOVILLE…

(prendeva granchi ma pensava fossero meraviglie)

Alice sente ridere dietro le piantine; “guarda quella lì, ancora ci crede, si brava, aspetta, che se non è notte si fa giorno ….”

Ma Alice non badava alla ridarella altrui e sicura e fiduciosa proseguiva sul suo cammino; e oggi taglio un cespuglio, domani aggiusto un alberello, Alice si prendeva cura del giardino con pazienza e dedizione; “non ti preoccupare Alice, se i ciliegi fioriscono a dovere ti nomineremo aiuto assistente del vice capo giardiniere”.

E Alice felice e speranzosa, orgogliosa di se stessa e fiduciosa nella propria fortuna lavorava di gran lena e non si stancava mai; notte e giorno potava, annaffiava, cacciava le erbacce e coltivava le erbette, con il sole e con la pioggia era sempre lì, impavida, oltre ogni aspettativa ed anche ogni ragionevole dubbio lei sperava, e aspettava, sperava e aspettava, sperava e aspettava…

Mi dicono che adesso Alice è stanca, ha un pochino rallentato il suo passo ora che la schiena si è incurvata sotto il peso degli anni, ora che la sua vista si è abbassata per il tanto scrutare in lontananza una promozione che non le è mai arrivata

Ma Alice non desiste e quando parla ai suoi nipotini racconta loro di quando sperava, sperava, sperava e questo l’ha tenuta sveglia, vigile, e pronta ad affrontare ogni evento, le ha affinato i sensi, acuminato l’intelligenza ed i pensieri; a volte, sente un po’ il cuore gonfio ed il respiro affannoso ma non demorde e continua a potare e tagliare

Quando la seppellirono posarono sulla sua bara una rosa gialla, la sua preferita, una rosa cresciuta e curata da lei e che ora riposava finalmente con lei

Sulla tomba scrissero: “Ad Alice, eterna aspirante aiuto assistente del vice capo giardiniere, che per il tanto sperare, aspettare e coltivare ha finalmente potato se stessa”…

Una persona amica di cui non rivelerò il nome ha inviato questo raccontino.

Quante volte mi sono sentito e mi sento anche adesso ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE !

Anche se spesso più che meraviglie si può parlare di "orrori"......

Ma alla fine Alice, una volta che ha preso consapevolezza, si sveglia e non ha più paura....

Ancora su mobbing

Nel blog seguente c'è un interessante link sulle associazioni che sono a difesa dei mobbizzati

http://silviaearth.blog.kataweb.it/silvia_earth/2007/04/mobbing.html

E questo è il link:   I

                            V

http://news2000.libero.it/speciali/sp158/pg3.html

Ancora su mobbing e precarietà sul lavoro...

    Buongiorno,

sentendomi molto vicino a tutte le persone che vivono una realtà lavorativa difficile, ho pensato di approfondire un po' il tema; più ci riflettevo più mi veniva in mente un giunco. Così ho pensato al "Fenomeno del giunco". Non so se può interessarvi, ma provo egualmente a scrivervi.

Cordiali saluti

Francesco Garin

l fenomeno del giunco.

     Termine coniato per meglio definire quella nebulosa dal nome      “flessibilità” consiste, proprio per la capacità del giunco ad assumere qualsivoglia posizione pur di sopravvivere, a descrivere le innumerevoli condizioni che deve assumere per lavorare (leggi sopravvivere, appunto) il “lavoratore flessibile”.

Sempre rispettando il paragone col giunco detta capacità contorsionistica deve altresì integrare fondamentali caratteristiche di elasticità necessarie a non spezzarsi.

Dal punto di vista psicofisico il fenomeno del giunco costringe il soggetto ad assumere attegiamenti diversi, secondo le esigenze dell’impiego cui si avvicina. Ciò è necessario per secondare le volontà di una forza maggiore. Tale è, in natura, il comportamento del giunco. Certamente il tempo ha potuto lavorare più a lungo a una metamorfosi darwiniana sul giunco, che sul lavoratore flessibile. Questi, solo da poco sottoposto ad “intemperie lavorative”.

Da un lato il fenomeno del giunco allena (coercitivamente) la tendenza dell’uomo ad adattarsi a nuove condizione di vita. Da molti ritenuto salutare, benefico. Da l’altro sottopone il lavoratore a ripetute condizioni di stress senza dargli il tempo di rispondere all’impulso stressante. Quindi c’è un accumulo di tensione irrisolta perché il lavoratore flessibile semplicemente non ha il tempo di adattarsi al nuovo impiego. Si tratta di impieghi da uno a sei mesi. Il “lavoratore giunco” può passare tre mesi rispondendo al telefono di un call-center, un mese movimentando merci in un magazzino, due mesi sistemando brioche in un bar. Sareste in grado di calarvi nella nuova parte come fosse il lavoro di tutti i giorni con dinamiche del genere? Oltre tutto, questa catena può facilmente perdere qualche anello, così da lasciare disoccupato il “giunco” anche per molto tempo. Implicito che non si possa economicamente permettere una tale parentesi; come non può ammalarsi o infortunarsi. Certo se vive con mamma e papà non c’è problema, tranne quello di capire come si sente un quarantenne nelle condizioni di un adolescente.

Se esaminiamo condizioni di lavoro di una qualsiasi azienda, ci accorgiamo che situazioni di disequilibrio come il personale ridotto, l’insufficienza di strumenti di lavoro adeguati o turni lavorativi mal gestiti, vengono annoverati sotto la voce di: “COSTRITTIVITA’ ORGANIZZATIVE”, considerate oggi tra le principali causa del fenomeno del mobbing da cui discendono reazioni psicosomatiche  anche molto gravi a carico delle vittime di tale fenomeno. Si è stabilito che almeno il 15 % delle vittime di mobbing ha o ha avuto intenzioni suicidarie. Se ora esaminiamo le condizioni generali di vita lavorativa di un soggetto flessibile costatiamo la mancanza di:

·            possibilità di lavoro protratto nel medio/lungo termine;

·            formazione professionale e corsi d’aggiornamento;

·            possibilità di carriera;

·            versamenti previdenziali adeguati;

·            retribuzione adeguata;

·            tutela sindacale;

da ciò consegue che per lui è :

·            impossibile accedere al credito bancario;

·            impossibile  la crescita professionale (spendibile in altro impiego);

·            impossibile salire di livello professionale e guadagnare di più perché si riparte sempre da zero;

·            impossibile pensare ad una pensione dignitosa;

·            impossibile accantonare risparmi (vengono eventualmente spesi nei periodi di disoccupazione);

·            impossibile il ristoro dell’egida sindacale;

Da questo quadro emerge chiaro che il lavoratore “giunco” corre seri rischi alla sua salute mentale e fisica. Non ci vuole una grande immaginazione per capirlo. In sintesi il “giunco” non sa: quale sarà il suo prossimo impiego, quanto guadagnerà per prestare la sua opera, quale importo avrà la sua pensione, se avrà mai una pensione.

Inoltre egli non può: chiedere un prestito, accendere un mutuo, comprare un oggetto a rate, accedere alla previdenza integrativa ( come paga le rate quando è disoccupato?).

Alcuni sostengono amaramente: almeno con i lavori flessibili  diminuisce l’incidenza del mobbing; dato il viavai di lavoratori nelle aziende non si formano gruppi di “aggressori” e le “vittime” non si materializzano data la breve sosta nel posto di lavoro.

Dissentiamo. Se effettivamente alcuni aspetti del fenomeno mobbing sono inattuabili in queste condizioni, altri più subdoli sono all’ordine del giorno. Specialmente in quelle situazioni, penose, in cui si paventa un possibile quanto improbabile inserimento a tempo indeterminato.

In questo caso la necessità vitale di ottenere il “privilegio” di lavorare senza una scadeza impellente, scatena lotte senza quartiere tra alcuni lavoratori. E’ una lotta per la sopravvivenza. Ci si batte senza esclusione di colpi per mettersi in evidenza, per entrare nelle grazie del capo reparto o del dirigente. Si istaurano competizioni sleali tra colleghi. Si usano violenze psicologiche di ogni genere. Oltre al danno alla o alle vittime di simili comportamenti, c’è un danno non meno grave per l’azienda. Quando si scatena tale fenomeno l’attenzione non è più concentrata sulla mansione da svolgere, ma sulla programmazione di queste azioni vessatorie. L’azienda vede calare sensibilmente il suo rendimento poiché i lavoratori sono impegnati “altrove”. E’ appurato che tutto ciò è causa diretta di errori nei processi lavorativi, disfunzioni nei confronti dei clienti dell’azienda, abbassamento della produzione e di un peggioramento sensibile del clima ambientale lavorativo. Quest’ultimo crea :”disfunzioni dell’organizzazione del lavoro” appunto sintetizzate in: “costrittività organizzative”. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con decreto del 27 Aprile 2004 ha emanato un elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia all’ Inail , integrandolo al decreto ministeriale del 18 Aprile 1973. L’elenco è costituito sia dalla malattia sia dall’agente scatenante. Ebbene nel gruppo n° 7 della lista n° 2 si legge: “Malattie psichiche e psicosomatiche: disturbo dell’adattamento cronico (con ansia, depressione, reazione mista, alterazioni della condotta e/o della emotività, disturbi somatoformi), disturbo post traumatico cronico da stress”. Agente: Disfunzioni dell’organizzazione del lavoro (costrittività organizzative).

Decalogo sul mobbing

Ho trovato sulla rete queste interessante decalogo sul mobbing che ho semplicemente copiato ed incollato. Il link è:

http://xoomer.alice.it/ebesal/Consigli%20pratici%20per%20resistere%20al%20MOBBING.htm

Consigli pratici per resistere al MOBBING

e non farsi travolgere da esso

(un decalogo)

                Qui di seguito sono elencati alcuni consigli per mettere in condizione chi subisce vessazioni ed angherie sul luogo di lavoro, di resistere, organizzarsi, reagire, lottare contro i mobbers.

                Essi sono frutto di esperienze personali, letture, documentazione. In mancanza di idonea e mirata legislazione, essi costituiscono una base per fornire ai mobbizzati un minimo di aiuto concreto.

1.        1.   Abbiate pazienza:

Il viaggio contro il mobbing è lungo, duro e difficile: organizzatevi per una lotta nella quale, alla fine, sarete voi i vincitori. Il tempo gioca a vostro favore: dopo un periodo iniziale di scoramento e di depressione ritroverete la forza di vivere, di sorridere, di sconfiggere i vostri mobbers, di essere giustamente risarciti per i danni subiti.

2.        2.   Non cedete allo scoramento ed alla depressione:

Il mobbing cui siete sottoposti non avviene per colpa vostra: le motivazioni socio-psicologiche alla base del mobbing sono molteplici e complesse, oggetto di studi approfonditi di sociologi, psicologi e giuristi. Voi siete solo un capro espiatorio di una situazione che non dipende da vostre colpe.

3.        3.   Non pensate alle dimissioni:

La prima cosa alla quale un mobbizzato pensa è quella di fuggire e di liberarsi dalla situazione stressante, abbandonando la scena. In effetti spesso il mobbing ha solo lo scopo di “poter licenziare impunemente”. Dare le dimissioni vi libera, è vero, dal mobbing ma con le dimissioni “la date vinta al mobber” e vi precludete qualsiasi successiva azione risarcitoria nei vostri confronti. Ricorrete ad un periodo di malattia solo per il tempo strettamente necessario: utilizzate preferibilmente i periodi di ferie non godute o i recuperi orari. Tenete però ben presente che al ritorno sul luogo di lavoro dopo un periodi più o meno breve di assenza potreste trovare che molte cose sono cambiate in peggio: durante la vostra assenza il mobber ha avuto tutto il tempo per organizzarsi meglio.

4.        4.   Non pensate di essere gli unici:

Si calcola per difetto che in Italia vi siano almeno un milione e mezzo di mobbizzati (circa il 6% della forza lavoro). Pensare di essere gli unici è una falsa immodestia: siete solo uno dei tanti.

5.        5.   Organizzatevi per resistere:

Considerate che, secondo calcoli fatti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la messa in atto di azioni mobbizzanti nei vostri confronti, costa alla vostra azienda attorno al 190%della vostra retribuzione annua lorda: alcune cause di questi costi sono:

·          ·       Il tempo impiegato dal mobber per studiare nuove forme di vessazione nei vostri confronti

·          ·        La perdita di morale tra i lavoratori

·          ·       Le giornate lavorative perse in malattia a causa del mobbing

·          ·       I costi a carico del SSN per la cura dei lavoratori ammalatisi a causa del mobbing

·          ·        I costi delle liquidazioni in caso di licenziamento spontaneo

·          ·      L'azienda, a causa del mobbing, perde elementi produttivi e competenti

·          ·        La sostituzione del lavoratore licenziato ha un costo per l’azienda in termine di know-how

·          ·        I risarcimenti per cause civili ai lavoratori mobbizzati

6.        6.   Raccogliete la documentazione delle vessazioni subite:

Poiché il mobbing, anche se non vi è una legislazione precisa e ad hoc contro di esso, rientra in fattispecie di reati previsti e penalmente perseguibili e di illeciti amministrativi (per esempio, reati: abuso di potere, minacce, violenza privata, diffamazione, calunnia, lesioni personali, etc; illeciti amministrativi: demansionamento, dequalificazione, etc.), è necessario che voi documentiate nel modo migliore possibile le azioni mobbizzanti messe in atto nei vostri confronti. Pertanto:

·          ·      Trovate colleghi disposti a testimoniare (anche se è difficile……..)

·          ·      Tenete un diario di ogni azione mobbizante contenente: data, ora, luogo, autore, descrizione, persone presenti, testimoni

·          ·      Tenete un resoconto delle conseguenze psico-fisiche sul vostro organismo delle azioni mobbizzanti (il mobbing fa ammalare: i sintomi di questa malattia possono essere psichici (ansia, depressione, attacchi di panico, etc.), fisici (insonnia, emicrania, cefalea, dolori muscolari, precordialgie, palpitazioni cardiache, acidità gastrica, tremori, mancanza d’appetito, appetito eccessivo, diminuzione della potenza e del desiderio sessuale, etc.) e del comportamento (perdita dell’autostima, mancanza di fiducia in se stessi, senso di inutilità, etc). Questo vi faciliterà nel documentare il danno biologico che il mobbing ha determinato su di voi, al fine della richiesta di risarcimento dei danni psico-fisici (lesioni personali).

·          ·     Mettete in forma scritta e fate protocollare o spedite per raccomandata A.R. ogni vostra richiesta: trasformate qualsiasi ordine verbale ricevuto, in interrogazione scritta (“a voce mi è stato detto di fare questo, chiedo conferma scritta”). Molto spesso non riceverete risposta: ciò sarà la prova di una tra le azioni mobbizzanti.

7.        7.   Cercate degli alleati:

E’ questa la cosa più difficile: non sempre i colleghi sono dei “cuor di leone”. Spesso si ritirano in disparte per evitare che il mobbing messo in atto nei vostri confronti possa estendersi anche ad essi. Oppure, nel mobbing trasversale, sono essi stessi i vostri mobbers.

Non vi isolate: coltivate le vostre relazioni sociali, frequentate gli amici, rinsaldate i rapporti familiari spesso impoveriti dal punto di vista affettivo e sessuale. Spiegate ai vostri familiari cos’è il mobbing e quello che state subendo. Non vergognatevi della vostra situazione, parlate con le persone che vi sono vicine per acquistare consapevolezza della vostra situazione, per rafforzare l’autostima ma non passate all’estremo opposto. Parlare incessantemente del vostro problema, focalizzare l’attenzione unicamente sul vostro dramma, può stancare amici e familiari e quindi potreste trovarvi ancora più soli. Il vostro matrimonio, la vostra famiglia, le vostre amicizie potrebbero andare in crisi. Si realizzerebbe così il fenomeno del “doppio mobbing” per il quale le persone coinvolte in Italia dal mobbing, assommano a 5 milioni.

8.        8.   Denunciate il mobbing:

E’ questa una attività da attuare con ponderata attenzione: evitate che le denuncie possano esporvi a ritorsioni (possibili querele per diffamazione).

Scrivete la storia del vostro mobbing. Siate il più concisi possibile. Prima di divulgarla riponetela in un cassetto e rileggetela dopo almeno una settimana: eliminate le parti superflue e conservate solo quelle importanti. La precisione nei particolari fa diventare pesante la vostra storia: dovete colpire l'attenzione di chi vi legge.

Rivolgetevi ai giornali, televisioni private, radio locali, sindacati, associazioni di categoria. Denunciate fatti reali e documentati. Scrivete dei tazebao da affiggere nei luoghi consentiti. Divulgate all’interno dell’azienda le vostra situazione: il racconto della vostra storia potrebbe far sorgere tra gli altri dipendenti un movimento di opinione a vostro favore. Ricordate che la pubblicizzazione della vostra denuncia può essere incompatibile con la segretezza degli atti d’ufficio.

Chiedete copia della documentazione esistente negli atti d'ufficio e nel vostro fascicolo personale: è un vostro diritto (legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa e legge 675/96 cosiddetta sulla "privacy") l'accesso agli atti d'ufficio che vi riguardano e al vostro fascicolo personale per poter ottenere copia di tutti i documenti che vi interessano.

9.        9.   Iscrivetevi ad una associazione contro il mobbing:

Rivolgetevi unicamente a quelle che sono apolitiche, asindacali, aconfessionali, che non hanno scopo di lucro, come il MIMA

10.     10.Ricorrete alle vie legali:

In questo caso non siate impazienti:

·          ·     Nella scelta tra procedimento penale e/o civile, (causa di lavoro, risarcimento del danno biologico), preferite dapprima il procedimento civile (causa di lavoro, risarcimento per lesioni personali).

·          ·     La durata di una causa di lavoro è lunga: anche in caso di vittoria in primo grado, aspettatevi un ricorso in appello da parte dell’azienda: calcolate da un minimo di quattro anni fino ad otto – dieci anni.

·          ·     Rivolgetevi ad un buon avvocato cha abbia già trattato cause di mobbing, che sicuramente non abbia legami con la vostra azienda.

·          ·     Chiarite subito gli obiettivi che intendete raggiungere (danno biologico, demansionamento, reintegra nel posto di lavoro, patteggiamento, risarcimento dei danni, etc.) e le strade da percorrere.

·          ·     Coinvolgete il minor numero di persone: possibilmente solo la vostra azienda. In questo modo il vostro avvocato non si troverà a dover lottare contro eserciti di avvocati di controparte che si coalizzeranno contro di voi. Successivamente potrete procedere anche contro gli autori materiali del vostro mobbing: ad esempio, in caso di pubblici dipendenti, sarà possibile documentare il danno all'erario determinato dai vostri mobbers.

Dott. Pasquale Salvatore

Consigliere del Direttivo Nazionale MIMA

E' possibile utilizzare quanto sopra, siete solo pregati di citarne la fonte.

Sul mobbing...

Ricevo questa comunicazione e ve la rigiro volentieri

Buongiorno,

volevamo informarvi che il nostro sito: www.nomobbing.org, non è più operativo, e che le attività sono spostate all'indirizzo:
www.nomobbing.net

Vi chiediamo se gentilmente potete modificare il link.

Mille grazie.

Italietta tra corruzione e precarietà....

Italia_1 Approfitto di un'osservazione di Pasquale sul post precedente per parlare della situazione italiana, più ombre che luci e molte, troppe, contraddizioni:

Beh l'Italia è un paese un pò particolare, da una parte il liberismo selvaggio che rende difficile la vita a tanti giovani precari che non possono aprire un mutuo e metter su' famiglia, da una altra uno stato burocrate ed impiccione che strangola tanti piccoli impresari o piccoli professionisti con l'insieme di tasse + burocrazia + corruzione (l'italia ha un tasso di corruzione molto vicino ai paesi del terzo mondo). Ma al contempo l'Italia è anche uno dei paesi con maggiore evasione fiscale.

Poi l'Italia è il paese dell'assistenzialismo selvaggio, del posto fisso statale. Ma a fronte dei tanti dipendenti pubblici, una forte corruzione dei vertici dello STATO e degli ENTI STATALI fa sì che gli enti pubblici spesso tengano senza lavorare i propri dipendenti per dare il lavoro all'esterno a consulenti raccomandati. Questo accade AL COMUNE DI ROMA e da molte altre parti. Amministrazioni di sinistra e di destra unite nel malcostume e nella corruzione.

Certo non abbiamo per questo proprio la necessità di rivedere all'opera le Nuove BR, le mie letture giovanili mi dicono che l'unica RIVOLUZIONE è quella che si può fare cambiando sè stessi. Cambiare sè stessi per cambiare il mondo. Utopia? forse. Ma meglio di uccidere a destra e a manca "presunti avversari politici" ed infilarsi in deliri ideologici che non sortiscono nessun utile effetto.

Google,statistiche ed altro...

Volevo rende partecipe chi si trovasse in queste pagine, casualmente o consapevolmente, dei risultati della statistica del blog. Molto interessanti e per alcuni versi divertenti.

Basti pensare che c'è gente che è arrivata al mio blog cercando, parole testuali: "rottamazione moglie", ed un altro con:"come risposarsi senza diventare bigamo". Spero che la lettura del sito li abbia soddisfatti ma non credo (eheh).

E' la stranezza dei motori di ricerca, basati più sulla singola parola o gruppo di parole che dal significato di quello che si cerca. E le parole trovate spesso non evidentemente sono affatto contestuali.

Interessante anche dei responsi più seri delle statistiche:

Ad esempio, non immaginavo affatto che, per interi giorni che non ho nessun commento, ci siano mediamente dalle 40 alle 80 persone che entrano silenziosamente nel blog e ne escono altrettanto silenziosamente. Fantastico avere un simile contatto con persone, qualcuna già conosciuta, probabilmente, ma in gran parte sempre nuove. Magari mi piacerebbe una maggiore interattività, ma al momento  l'unica interattività è data dalla possibilità di commentare o di scrivermi.

Noto anche che da quando ho iniziato il blog non ho dovuto censurare nessun commento, ed anche questo è fantastico, visto le cose di ogni tipo che escono fuori in blog ben più affermati del mio microscopico blog, quali il blog di beppe Grillo, ove ogni giorno gran parte di commenti sono offensivi, pieni di insulti, prevaricatori, spesso violenti ed intolleranti verso le altrui idee.

Forse è perchè non parlo di "partitica" o di "calcio", ecco i luoghi di scontro della gente. Scontri spesso inutili, perchè la Verità è fuori da queste diatribe.

Ritornando alle statistiche, mi fà piacere che il blog sia stato ripetutamente consultato per i seguenti argomenti:

Napoli, immondizia e camorra

Mobbing nel 2006 in Italia...

Mobbing6x_1 Dopo la lettera che ho pubblicato del dipendente Telecom "Mobbizzato" perchè non ha accettato di uscire "spontaneamente dall'azienda" andando in pensione (il governo legifera per mandare in pensione più tardi le persone e le aziende si danno da fare per spedire i loro dipendenti in pensione il prima possibile, bah...), vorrei parlare ancora del mobbing. Esistono  una serie di possibili azioni di mobbing, tutte ugualmente odiose perchè basate sempre su rapporti di potere tra chi si può permettere tutto e chi non può neanche reagire. Il MOBBING SESSUALE, disgustoso e oltraggioso verso la persona oggetto di attenzioni, che sotto la minaccia  di un possibile licenziamento non può reagire come vorrebbe a sporche "attenzioni particolari" di un individuo, al 90% di sesso maschile, che stà sopra nella catena di potere aziendale. Poi c'è il MOBBING nelle aziende pubbliche, o private, gestite con criteri "mafiosi", nelle quali ci sono forti interessi in gioco non sempre leciti per i quali un dipendente si può trovare nella scomoda situazione di "presunto testimone" da terrorizzare affinche non ne parli con nessuno. Sembra una tipologia di mobbing rara ma purtroppo ne ho sentito diversi casi. Questo caso presuppone un forte controllo della persona anche negli aspetti di vita privata con possibili intercettazioni ambientali ed altre amenità. C'è il MOBBING del "boss" che si crede "padre-padrone" di ogni dipendente e se un dipendente dovesse stargli antipatico lo farebbe morire sulla scrivania cuocendolo a fuoco lento. Il mobbing si espleta talvolta nel dare un carico di lavoro insostenibile per la "vittima" in modo da poterla successivamente massacrare su inevitabili errori compiuti dalla necessità di portare a termine l'enorme massa di lavoro. Altro sistema è quello opposto, mettere la vittima in un "archivio morto", non dargli più lavoro, demotivarlo, farlo sentire un perfetto imbecille, trattarlo da "merdaccia" di fantozziana memoria. Ricordiamoci sempre che anche Fantozzi, il mobbizzato per definizione, ebbe anche lui i suoi momenti di gloria, come quando disse che la corazzata potiemkin era una "cagata pazzesca" o quando, stufo di essere trattato da merdaccia dal megacapogalattico perchè perdeva a biliardo per farlo contento si vendicò battendolo clamorosamente nell'ultima partita. Altro mobbing riguarda le carriere, ci sono leccaculi che diventano in poco tempo vice di direttori generali o di amministratori delegati e poi prendono il loro posto mentre gente valida che non usa strisciare davanti a nessuno viene continuamente presa a pesci in faccia o ignorata per il lavoro che fà. Gente che diventa dirigente  e gente che non può ambire neanche al "quadro"...  E' chiaro che, come dice il proverbio, "il pesce puzza dalla testa" e se i capi alimentano questo andazzo i "capetti" si sentiranno autorizzati a fare altrettanto. Queste aziende sono quelle che poi pagano un prezzo aziendale a queste situazioni perchè il clima aziendale diviene pesante, i rapporti umani difficili, non c'è comunicazione, trasparenza, ne risente la qualità del lavoro stesso, lo stress aumenta, diventa contagioso e provoca "disastri lavorativi". Combattere il mobbing dovrebbe essere una missione per un'imprenditore onesto che voglia avere un buon clima in azienda ed una sufficiente qualità del lavoro e della produzione.

Non vi elenco altri tipi di mobbing perchè tanto chi lavora o ha lavorato come dipendente conosce benissimo il fenomeno e tutte le sue molteplici sfaccettature. All'estero il problema è più trattato che da noi ed i "mobbizzati" sono più protetti. Per concludere confermo che in questo blog lascio spazio libero   a chi voglia dire qualcosa in proposito. Qui di seguito vorrei segnalare alcuni "link" sull'argomento:

http://www.ugl.it/ugl/mobbing/

http://www.diritto.it/osservatori/mobbing/

http://www.esternalizzati.it/public/1/mobbing.htm

http://www.stopmobbing.org/

http://www.mobbing-prima.it/

http://www.mobbing-usa.com/

http://www.nomobbing.org/

http://www.mobbing-zentrale.ch/quefaire.htm

http://www.eurowrc.org/12.work_place/1.travail/04.travail_fr.htm

Siti italiani, americani, francesi. Si trova molto anche su siti in lingua spagnola

http://www.mobbing.nu/

http://www.usmr.ccoo.es/Portada/Mobbing/indice.htm

http://www.carm.es/ctra/cendoc/dossier/mobbing.asp?id=1376

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Piange il telefono: Mobbing a TELECOM?

Piange20il20telefono

Caro collega,
leggo con interesse misto a stupore la lettera aperta che ha inviato online ad ognuno di noi, suoi colleghi-dipendenti.
Sicuramente, il "Gruppo", con oltre 85.000 professionisti, è leader in Italia e nel mondo per capacità tecnologica, innovazione nei servizi, capacità di servire gli oltre 100 milioni di clienti che abbiamo nel mondo ed è strategico per l'Italia e per gli altri Paesi in cui opera.
Sicuramente investe ogni anno oltre 5 miliardi di euro, due terzi dei quali destinati all'innovazione.
E ciò di cui sono ancora più sicura è che un milione di piccoli azionisti ha confermato negli anni la fiducia nella Società, con un tasso di fedeltà che ha pochi precedenti nel mondo del risparmio, solo perché non sa come viene "utilizzato" il denaro che con "fedeltà" destina alle nostre "azioni".
Io sono soltanto un numero di matricola, anche obsoleto (come già ebbi occasione di dirle nella lettera aperta inviatagli il 7 aprile scorso e per cui non ho avuto alcun cenno di riscontro)  in quanto donna anziana, della Sua azienda; ma ho   nonostante l'età, ancora abbastanza cervello per capire.
L'articolo 4 del "codice Etico" da lei menzionato recita testualmente " TELECOM ITALIA " CODICE ETICO E DI CONDOTTA DEL GRUPPO TELECOM ITALIA
4.4 Risorse umane
- Le Società del Gruppo riconoscono la centralità delle risorse umane nella convinzione che il principale fattore di successo di ogni impresa sia costituito dal contributo professionale delle persone che vi operano, in un quadro di lealtà e fiducia reciproca.
- Le Società del Gruppo tutelano la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e ritengono fondamentale, nell'espletamento dell'attività economica, il rispetto dei diritti dei lavoratori. La gestione dei rapporti di lavoro è orientata a garantire pari opportunità e a favorire la crescita professionale di ciascuno.

Lei sa come vengono tenute in considerazione le Sue risorse "umane"?
E' sicuro che ne vengano rispettati i diritti e che vengano garantite pari opportunità per favorire la crescita professionale di ciascuno?

A leggere la Sua lettera sembra che Lei sia lontano anni luce dai "suoi colleghi".
Se è vero che l'azienda nell'ottica del contenimento costi, deve essere svecchiata, è anche vero che risorse che potrebbero ancora dare molto, vuoi per professionalità precedentemente acquisite, vuoi per buona volontà, vuoi per motivi meramente economici, vengono tenute senza fare poco o nulla, umiliate tutti i giorni, ma comunque pagate, in attesa che le stesse propendano per l'esodo.
Uscita che qualche volta viene accettata come una "liberazione" dalla disgraziata risorsa, la quale sa che, rifiutando il misero incentivo che le viene prospettato dall'ufficio del personale, per lasciare il "posto" ai giovani, verrebbe destinata a sede disagiata, lontana il più possibile dalla sua abitazione, il più delle volte lasciata senza lavoro per lunghi periodi, come successo ad altri colleghi nelle sue analoghe condizioni.
Per andare sul personale, mio malgrado, io che sono stata sempre fedele ai miei "padroni" ho lavorato con serietà, onestà , non avendo accettato il "misero" incentivo  sono stata trasferita a 50 km da casa .
Però poi la stessa Azienda, che deve contenere i costi, non lesina premi, incentivi e quant'altro, anche in forma magnifica, con una disparità di trattamenti che certo non garantisce a tutte le sue risorse la stessa opportunità di crescita professionale.
Se la politica è quella di allontanare le risorse "scomode" con tutti i mezzi, fino a rovinarne la stessa semplice esistenza, allora non trova riscontro nel codice etico, di cui Lei parla.
L'esperienza e l'onestà di fondo però, mi consentono di vedere sprechi giornalieri e soprusi ai danni, oltre che miei, anche di altre persone.
Solo a titolo esemplificativo: Lei ha mai partecipato ad una nostra riunione anche solo di "bassa manovalanza"?
Ha idea dello spreco di tempo e soldi che la stessa comporta?
Certo, Lei ragionerà "economicamente" con un numero di zeri assai diverso dal mio, ma io che sono madre e amministratrice del mio modestissimo patrimonio, e che al massimo posso capire cifre con 4 zeri, quando nel mio piccolo vedo tanto sperpero, mi chiedo sempre chi glielo permette; dunque la conclusione non può che essere che evidentemente Lei non sa quello che succede nella sua azienda.
Pertanto Le chiedo: se Lei dice che " non mi posso riconoscere in questa falsa rappresentazione della nostra Azienda", in quale articolo del codice etico, o in quale sistema di valori, posso trovare il mio riconoscimento aziendale?

Ringraziandola dell'attenzione Le invio cordiali saluti.

(lettera a Tronchetti Provera da parte di una  dipendente che secondo l'azienda DOVEVA ANDARE IN PENSIONE)

La cosa non mi sorprende molto, le grandi aziende quando vogliono tagliare teste non guardano in faccia a nessuno, i sindacati in genere non proteggono chi è vittima di questi abusi che si ritrova spesso sola. Inoltre segnalo il problema degli ultra cinquantenni che da un lato, grazie ai governi si vedono allontanare sempre di più l'età pensionabile e dall'altra sono merce, anzi "risorsa" sgradita alle aziende che cerca di buttarli fuori, con le buone, incentivi, o le cattive, trasferimenti forzati, ecc... Massima solidarietà con loro e con tutte le vittime di "mobbing" palesi o occulti. Chiunque vuole raccontare la sua storia in proposito troverà qui sempre una porta aperta.

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