Raramente un film colpisce così fortemente uno spettatore, come un pugno sullo stomaco, come Diaz. Un colpo emozionale fortissimo nel rivivere quelle scene legate al G8 di Genova, e in particolare, al folle assalto della Diaz compiuto da poliziotti in assetto di guerra contro ragazzi che dormivano in un sacco a pelo.
Una impressionante discrasia tra omoni armati di tutto punto che irrompono nella scuola spaccando ogni cosa e manganellando qualsiasi persona capiti a tiro e giovani addormentati per terra con a fianco chitarre, computers, telefonini, maglioni e zaini.
Un film che non fa un’analisi di parte, non è un manifesto politico, ma è solo la cronaca di uno dei momenti più tristi della nostra repubblica, repubblica dove troppo spesso la polizia ed il potere in genere è forte coi deboli e debole coi forti. Il conto non lo pagano i blak blok, non lo pagano gli spaccavetrine professionisti, ma persone innocenti che si trovano al posto sbagliato al momento sbagliato. Molti di loro stranieri, che hanno potuto in seguito esportare all’estero il ricordo di questa vergogna. Dopo l’attacco alla scuola, la mattanza, l’arresto dei presunti colpevoli trasferiti alla caserma di Bolzaneto dove sono fatti oggetto di vere e proprie torture, sotto gli occhi di tutti coloro che si trovavano lì per lavoro, poliziotti, medici, che anzi partecipano alle torture.
Ricordo di aver letto all’epoca del processo, da qualche parte, che ci sarà stato uno o due poliziotti che in qualche maniera ha cercato, di nascosto dei colleghi, di dare un po’ di sollievo agli imprigionati torturati. Perché anche nel peggior lager può rimanere ancora un barlume di umanità.
Però l’immagini si susseguono con una crudezza difficile da sopportare, anche se si nota chiaramente che il regista, Daniele Vicari, non vuole assolutamente spingere l’acceleratore sulla violenza e sul sangue. Ma quel poco che si vede è sufficiente per mostrare le violenze fisiche ma soprattutto psicologiche a cui erano sottoposti i fermati. Lo sapevate? L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo dove non è stata ancora approvata una legge contro la tortura. Ci provarono, qualche anno fa, però poi fecero marcia indietro, perché la tortura viene ancora considerata, nel mondo delle forze dell’ordine ed anche di una parte della "politica", un metodo da usare, sia pur “eccezionalmente”, per sconfiggere il crimine.
Magari nessuno lo dice apertamente, però è notorio che molto spesso metodi assimilabili alla tortura vengano usati nei confronti di persone arrestate o anche soltanto fermate. Gli esempi di Stefano Cucchi, E’ di ieri la notizia che al Senato la Commissione Diritti Umani ha chiesto ufficialmente al Ministro Severino di attivarsi per introdurre il reato di tortura: La miglior descrizione dei fatti di Genova, con centinaia di link interessantissimi la trovate su wikipedia
La Storia siamo noi sulla Diaz
Il Capo della Polizia dell'epoca, Gianni De Gennaro, attuale Direttore delle Informazioni per la Sicurezza, al termine del processo venne condannato in Appello ad 1 anno e 4 mesi per Induzione alla Falsa Testimonianza.
Inoltre vennero condannati 25 poliziotti per i fatti della Diaz e 44 imputati, tra poliziotti e medici, per le torture alla Caserma "Bolzaneto", dei quali molti ebbero solo una condatta al pagamento di risarcimento danni in quanto alcuni reati erano prescritti.
A futura memoria nella speranza che certi fatti non avvengano mai più, anche se siamo certi che ancora oggi, vedi casi di Stefano Cucchi e molti altri sconosciuti, la tortura venga, sia pur occasionalmente, praticata dalle "forze dell'ordine".
E in quei casi, che tu sia colpevole o innocente, se stai nel posto sbagliato al momento sbagliato, anche tu puoi esserne vittima...

























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